Novembre 8, 2010
Distanze

Non saranno superfici anonime a colmare la raffica di parole che non abbiamo pronunciato. 
Nel susseguirsi, affanni a noi cari svelano una dedizione incomprensibile. 
Ogni gesto taciuto nella logica dei ritardi è il moto asincrono e vagamente accennato di quando me ne andai. Nulla più che un gesto. Mani che si cercano inutilmente e il perdersi, come di rosari sgranati in attesa di una fede.
A volte un lampo. Previsto. 
Lo sfregarsi di foglie da senso al movimento; orgogli e vittorie non ti consegneranno la luce.
Un battito d’ali a tessere altre distanze.
Poi l’ingenua bellezza di ciò che nasce lontano. E come tale, rimane.