Testarda autocommiserazione non puoi pretendere che comprendano le tue perdite. L’uomo gli si era accostato tirando il freno a mano. L’auto sobbalzò e si fermò a pochi centimetri dal ragazzo. Come se non avesse avuto mai il tempo di attutire le emozioni arrivò subito al dunque L’hai vista oggi? Ho bisogno di parlarle. Le parole biascicate sulle labbra tremanti raccontavano di una calma che non aveva mai conosciuto su questa terra. Si ma non ricordo bene dove. L’uomo accarezzò con il pollice il finestrino leggermente rialzato come se la risposta non fosse stata di suo gradimento. Un fischio spezzò l’aria rarefatta riportando equilibrio su quello scorcio di terra. L’uomo sorrise mostrando comprensione. Poi ripeté. L’hai vista allora. Dove? Ne ho bisogno. Silenzio. Sbrigati - soppesando gli sforzi che faceva nel pronunciare ogni singola sillaba. In quel momento il ragazzo sentì aumentare la salivazione. Qualcosa gli suggeriva che sarebbe stato raccomandabile dileguarsi. Si accorse che l’auto gli aveva chiuso ogni via di fuga. Alla sinistra il motore ancora acceso duettava con il muro scalcinato come una belva in attesa di colpire la preda. Il cuore iniziò a pompare in maniera irregolare sollevandogli la cassa toracica. Bum, bum, bum. Come se la decisione dei colpi gli avesse potuto sfondare il petto . Un rumore atroce gli riempiva i timpani impedendogli di inquadrare la situazione. Urlò. No, non l’ho vista. Mi sarò confuso. Non volevo. L’auto ingranò la prima, sfrecciò lungo la strada provinciale nell’aria afosa e sparò lasciando l’odore acre di copertoni sull’asfalto bollente. Gemma era un sogno di estati memorabili. Che fossero il ricordo o il desiderio a riportarla nella liquidità del presente lei c’era. Perché ogni perdita non cede al disprezzo dell’abbandono se regala bellezza. Indipendentemente da chi la riceva.
Una selezione di parole, immagini ed emozioni raccolte tra il cemento e quello che i sogni non possono raccontare. Il lato oscuro di luca valente.
Novembre 8, 2010
Ritorni