Non che fosse propriamente una donna come si deve. L’avresti riconosciuta ovunque. Fianchi larghi fasciati come cotiche al sole d’agosto. Un corpo robusto, violento sorretto da cosce trionfali e potenti. Nessuna leggiadria nelle gambe che si sfregano, si infiammano, bruciano alimentate da centimetri di nylon nero. Qualcosa l’aveva fatta invecchiare prima del tempo e non saresti mai stato in grado di nasconderlo. Ai tuoi occhi. Ai suoi non importava. Occhi vitrei, impassibili, una lunga preparazione alla tragedia. Sobria a suo modo non c’era maturità nel suo gioco incondizionato, folle. Sarebbe stato il tuo lascia passare. Quella goffaggine consapevole, innegabile, controllata non ti dava scampo. Risucchiava ore, minuti, il latte caldo la mattina, le folli corse in autostrada, le sbronze sul molo come sigarette lasciate a consumarsi. Inevitabilmente. Avresti maledetto il giorno in cui la portarono da te. Ma lo stavo cercando, sussurri. E corri incontro al passato sputando bestemmie contro quelli che te l’han rubata.
Una selezione di parole, immagini ed emozioni raccolte tra il cemento e quello che i sogni non possono raccontare. Il lato oscuro di luca valente.
Novembre 8, 2010
La sposa nera