Accade. Come sempre, per farsi dimenticare. Più spesso per evitare di poter ricordare. Ma è solo un passo accennato. Un riflesso condizionato.
Era così che avresti vissuto la sala imbrattata dal chiacchiericcio vuoto e presuntuoso di un rinfresco borghese. Le mani fluttuanti nell’aria leggera come rivoli di carta che impugnano senza convinzione i calici.
Non provate a farci caso. Il tintinnio degli schiamazzi è solo una squallida puttana imbellettata dalla fretta di un temporale estivo. Sembra che l’umanità si sia riunita ad esaltare il suo squallore. E lusingare la propria immancabile vanità.
Fin qui la nuda trascrizione. Poi bellezza, gli occhi che si rincorrono all’insaputa delle folle. Diventano bocche, mascelle, denti avvinghiati in un accordo muto.
La disarmonia regola il movimento. Ed allora attendi che un’altra interruzione possa riordinare gli eventi. Ne avremo il tempo?