Gennaio 12, 2012
Ora, quando, poi

Procrastinare, che bella consuetudine. Soprattutto se ti hanno derubato la voglia di pensare al domani. Non sono stati loro. Loro ieri parlavano, guardavano, discutevano. Perché avrebbero dovuto condannarti?

Oggi è il tempo dell’azione. Il tempio della dilazione. “Un attimo, ho i panni che mi si infeltriscono” è un inno da ribadire, il calco di quanto sia rilevante l’ora, l’adesso, quella sabbia che per uno scriteriato mortale scorreva al ritmo dei secondi, come se si volesse darne importanza, come se si esaltasse in quel flusso il dolore di ciò che è stato. Finzioni non per questo meno vitali dell’ossigeno che respiriamo.

Ora, quando, poi. C’è solo abbandono, un misero, irremovibile abbandono. Una bestia accartocciata su se stessa bisognosa di calore non cerca luce, cerca risposte.